Quando parli di scuola e ti emozioni.

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Ieri è stata una bella serata. La preziosa Mara Marani ha organizzato un incontro su quello che le preme di più, la scuola. Ne è venuta fuori un’esperienza, credetemi.

Io sono un insegnante, appena entrato di ruolo e mi ha emozionato ascoltare colleghi parlare di uno dei soggetti più sottovalutati della società italiana, con tutta quella passione, dopo anni di insegnamento.

La scuola dovrebbe essere, perlomeno nelle intenzioni molte persone meravigliose, il luogo dove si nutre la Democrazia, dove si forgiano le cittadine e i cittadini di domani, al riparo da discriminazioni e disparità sociali.

Non lo è. Questo fatto inoppugnabile è venuto fuori, nonostante il dialogo sia rimasto positivo e propositivo. Un tempo , neanche troppo lontano, la scuola era a tutti gli effetti un ascensore sociale, un’occasione di riscatto. Oggi, nella maggior parte dei casi, si tratta del mantenimento di un’operatività, da portare avanti con risorse ridicole e al prezzo della frustrazione di chi ci lavora.

In particolare ci ha molto coinvolti ed emozionati l’intervento di Armida Loffredo, insegnante di Inglese alle medie e teatro al Liceo Classico. Si è definita “in trincea” e a ammesso la sua rabbia per ciò che intuisce ad ogni inizio di anno scolastico. Vede davanti a se una classe di un numero sempre crescente di bambini che non ce la faranno. Non potranno continuare gli studi, perché senza mezzi propri, senza assistenza, perché le famiglie sono povere, perché la scuola non ha economie a sostegno. E allora saranno lavoratori precoci e precoci anche in altro, che poi ci lamentiamo non dovrebbe accadere.

Come si salva la scuola? Come si dà la stessa opportunità a tutti? Come si contagiano i nuovi cittadini con l’amore della Politica, non la politica dei partiti, ma l’interesse per la vita pubblica?

Forse qualcosa può fare anche un semplice Comune, perché, anche se limitato amministrativamente alle scuole di primo e secondo grado, ha comunque la gestione del territorio su cui i nostri ragazzi imparano cos’è la Comunità e quante e quali opportunità può offrire.

E’ un discorso complesso, certo, però mi dico che un dialogo aperto come quello di ieri sera non può far altro che fornirci nuove energie per affrontarlo.

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